Avevo corso 34 maratone..ma un giorno ho fatto un controllo..e...


di Lucio Bottiglieri (luglio 2005)

Buon giorno dottor Salvo, per caso ho scoperto il Suo sito e subito mi sono ritrovato in tutto quello che ha scritto. Innanzitutto sono contento in quanto mi sono accorto di poter incontrare ancora persone altruiste. Dopo questa premessa Le scrivo perché credo che la mia avventura nei confronti della malattia contratta, possa interessarla,o quantomeno incuriosirLa. Ho 58 anni,sposato ,2 figli e appassionato da sempre dello sport.
Sport in senso lato,mi piace tutto ma in particolare prediligo l'atletica e nella specialità della Maratona (dei canonici 42 km,195 metri) ho trovato le maggiori soddisfazioni. Quest'anno mi auguro di portare a termine la 44 maratona. In venti anni di corsa avrò percorso non meno di 40.000 chilometri.Non ho ancora esaurito la voglia di correre che addirittura si è rafforzata. Il massimo dell'impegno l'ho raggiunto nel 2000 quando ho portato a termine in 54 ore la Desert Cup ,gara in autosufficienza di circa 168 km,disputata nel deserto del Wadi Rum della Giordania. Soddisfatto della mia prestazione, mentre mi preparavo ad una altra gara,la più classica che si disputa nel deserto del Marocco,la Marathon Des Sables ad un controllo fortuito di alcuni esami di routine scopro che il mio valore del PSA (Marcatore prostatico) risulta di 50.Ripeto dopo una settimana il controllo ed il valore è salito a 60. L'urologo consultato mi consiglia una serie di accertamenti e tra questi una biopsia che permette di diagnosticare un carcinoma prostatico.
Mi dispero il mondo mi crolla addosso. A far precipitare la situazione contribuisce anche il medico dell'Ospedale che mi sbatte in faccia : "sig Bottiglieri per operarla a causa delle liste di attesa ci vogliono 8 mesi,se vuole a pagamento in 7 giorni la operiamo" . Vengo operato da una altra equipe in una altra città :asportazione completa della prostata. Ritorno a casa e vengo colpito da una trombosi bilaterale di entrambi gli arti inferiori che determina un nuovo lungo ricovero in ospedale. Non capisco più niente,ma non mi dispero:mi attacco all'unico valore a cui ho sempre ciecamente creduto,lo sport. Se sono riuscito ad arrivare sino in fondo nel deserto e sconfiggerlo,posso fare altrettanto con il tumore. Dopo l'intervento purtroppo il PSA che è il marcatore della malattia ha continuato ad elevarsi e per tale ragione sono stato costretto a sottopormi ad una terapia a base di ormoni per 5 mesi,che ha provocato una ginecomastia bilaterale curata chirurgicamente con un intervento finalizzato alla asportazione delle ghiandole mammarie.
Da allora ad oggi,20 luglio 2005,sono trascorsi 4 anni dall'operazione,durante i quali ho portato a termine altre 10 maratone certo con tempi cronometrici non esaltanti .
L'anno prossimo vorrei tornare nel deserto per correre la Marathon Des Sables nel deserto del Sahara. E' un appuntamento a cui non vorrei mancare perché sono sicuro sarà senz'altro indimenticabile come il primo.
Egregio dottore,mi perdoni se le ho raccontato la mia avventura,mi creda l'ho fatto con piacere perché sono sicuro che Lei, chirurgo oncologo e ultramaratoneta, possa capire più degli altri cosa significa vedere l'inferno e ritornare di nuovo alla vita di tutti i giorni.