|
A
pensarci bene c’era stata una circostanza in cui avevo battuto, pur con molta fortuna, Gianni Minutti
partecipando alla terza edizione del TROFEO DEL BISCIONE, che si disputava per le vie di Milano e che
vedeva misurarsi un centinaio di bambini con i pattini e diverse decine di adulti con gli skirollers
con classifiche ovviamente separate.
Il traffico era stato bloccato, ma gli automobilisti mostrarono palesemente il loro disappunto contro
di noi “rompi pattinatori…”. Questo è un aspetto dolente che caratterizza la città di Milano: da sempre
gli automobilisti sono in eterno conflitto nei confronti di qualsiasi attività sportiva venga organizzata
nella città anche se essa è stata pubblicizzata da mesi!
In tale occasione con somma sorpresa (di me tapascione!) alla fine della gara mi sono ritrovato sul gradino
più alto del podio, sia perché il lotto dei partecipanti evidentemente non era agguerrito, sia perché
un discreto numero di concorrenti, e tra questi il mio amico, che sarebbero arrivati sicuramente prima
del sottoscritto, erano stati eliminati dalle rovinose cadute sulle rotaie del tram.
In tale occasione, ho dovuto sottopormi al rito di premiazione riservata al vincitore, ai complimenti
di Antonella Clerici e ai primi piani televisivi!
Conservo
tuttora orgogliosamente questo trofeo accanto agli altri due, unici conquistati con gli skirollers
sino a quel momento, e sui quali si era sempre riversata la perfida ironia dei miei figli allora bambini:
“Coppa per il più anziano” e “Coppa per il concorrente venuto da più lontano”!
Forse furono tutte queste ragioni o forse furono le proteste di quanti avevano lasciato molti francobolli
di pelle sulle rotaie del tram, a indurre gli organizzatori a non ripetere più l’esperienza negli anni
successivi e la gara, giunta alla terza edizione, non venne più disputata.
Nel 1994 ho partecipato alla 24 ore di sci di fondo di Andalo percorrendo con i miei compagni di squadra
“I Cormorani di Gianni Minutti” (Riccardo Brambilla, Lorenzo Leandro e Paolo Baroni) circa 400 km in 24
ore, in memoria dell’amico scomparso.
Per strano che possa sembrare le gare di tale durata a staffetta, sono molto più dure di quelle individuali,
perché c’è sempre qualche squadra in classifica che precede a pochi minuti o secondi e qualche altra
squadra che incalza in analoga situazione, per cui non c’è mai la possibilità di prendere fiato e la gara
sui diretti avversari si decide negli ultimi minuti.
 
|